Amedeo Colella

Amedeo Colella

Amedeo Colella, scrittore, storico ed umorista napoletano. Dopo aver lavorato (ma non chiedetelo ai suoi ex-colleghi) da ricercatore per ventiquattro anni in un centro universitario di ricerca informatica, a 50 anni ha svuotato i cassetti e ha provato a vivere di cultura, di scrittura, di bellezza (quella di Napoli). Laureato in Economia nel 1986, si specializza in informatica nei primi anni 90 e lavora al CRIAI di Portici, centro di ricerca di ingegneria delle telecomunicazioni, promosso dalla Università Federico II di Napoli, fino al 2016, con il titolo di Ricercatore Senior. Sposato da 30 anni con Titti, ha due figlie: Chiara di 26 anni e Claudia di 22 anni.

Autore dei libri:
MANUALE DI NAPOLETANITA’ (2010)
1000 QUESITI DI NAPOLETANITÀ – Testa il tuo livello di preparazione su Napoli (2011)
MANGIANAPOLI – 180 cose da mangiare a Napoli almeno una volta nella vita. (2012)
MANUALE DI FILOSOFIA NAPOLETANA – 100 racconti semiseri partenopei (2014)
MILLE PARAUSTIELLI DI CUCINA NAPOLETANA

Curatore di alcuni libri gastronomici:
Comme se magna a Nnatale – I menú napoletani delle festività natalizie e tutte le ricette natalizie di Raffaele Bracale
Comme se magna a Ppasca – I menú napoletani delle festività natalizie e tutte le ricette pasquali di Raffaele Bracale
La cucina afrodisiaca napoletana – Menu ingredienti ricette di Raffaele Bracale
Comme se pensa a Nnapule – 2500 modi di dire napoletani commentati da Raffaele Bracale.

Nel 2016 le sue presentazioni di libri divengono veri e propri show e decide di creare un nuovo format di spettacolo basato sulla cultura campana. Show che intendono far divertire raccontando la storia di Napoli e le iperboli della sua lingua: I PARAUSTIELLI. Il paraustiello è un racconto, una giustificazione molto argomentata che si usa spesso a discolpa, anche se poi si tratta di improbabili scuse: “Me staje purtanne tutti sti paraustielli inutili”. Con la parola paraustielli si intendono anche le storie, i racconti esagerati (a lui piace essere esagerato), i cerimoniali verbosi, le metafore iperboliche che inventano i napoletani per esprimere concetti semplici. Anche la spiegazione etimologica della stessa parola paraustiello è ‘nu paraustiello. Durante la dominazione spagnola, se un borghese incrociava un signorotto in un vicolo stretto, non solo gli doveva fare strada, ma era necessario che porgesse un saluto cerimonioso, con inchino e scappellamento: “para usted” (per lei, per voi) era la frase che veniva pronunciata e ripetuta, para usted … para usted. E proprio dal modo cerimonioso di salutare col para usted nasce “paraustiello“, da una connessione semantica tra il la cerimonia formale del saluto e la cerimonia verbale di chi parla, parla, parla, senza alcun contenuto reale.

 

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